Ortoressia nervosa: anche un’alimentazione sana può diventare un disturbo

Attualmente stiamo assistendo ad una crescente pressione, esercitata dai media, sull’importanza di alimentarsi in modo corretto. Di conseguenza, diventa sempre maggiore l’attenzione da parte della popolazione verso l’alimentazione sana e le proprietà nutritive di alcuni cibi.

Questo fenomeno ha reso possibile il diffondersi di regimi dietetici diversi, a cui si ricorre spesso senza un parere medico.

Intraprendere regimi alimentari non equilibrati può comportare importanti ripercussioni sull’organismo. Inoltre, in determinati stili di personalità, si possono esasperare dei tratti personologici preesistenti, generando vere e proprie ossessioni a cui è importante porre attenzione prima che divengano veri e propri quadri psicopatologici.

Il termine “ortoressia” è stato introdotto per la prima volta nel 1997 dal dietologo Steven Bratman. L’espressione fu coniata per descrivere l’ossessione patologica riguardo al consumo di cibi sani e naturali.

Dunque, il comportamento ortoressico consiste in una eccessiva tendenza dell’individuo verso uno stile di vita salutistico che determina una condotta alimentare estremamente selettiva e restrittiva.
Le persone che manifestano i sintomi dell’ortoressia tendono a pensare costantemente alla qualità del cibo da ingerire mettendo in atto, di conseguenza, una serie di comportamenti ossessivi riguardanti la selezione, la ricerca, la preparazione ed il consumo degli alimenti.

Inoltre, la persistente preoccupazione riguardo al mantenere le regole alimentari autoimposte, comporta spesso un progressivo isolamento sociale. Ciò è dovuto per due principali motivazioni.
Innanzitutto, la difficoltà di seguire il proprio regime dietetico in molti contesti sociali (come nei ristoranti, dove non è possibile ad esempio controllare la provenienza degli alimenti).
Altro importante fattore, che compromette la funzionalità sociale, è la progressiva intolleranza che queste persone spesso provano per i regimi alimentari differenti dal proprio. Per di più, in questi soggetti, la propria condotta alimentare non è suscettibile né a critica né a possibilità di confronto con gli altri.

Quanto è diffusa? Secondo un articolo pubblicato da Varga et al nel 2013, la prevalenza dell’ortoressia sarebbe del 6,9 % nella popolazione generale e salirebbe al 35-57.8% nei gruppi ad alto rischio (come gli artisti e gli operatori sanitari).

Per identificare il disturbo da ortoressia nervosa Moroze et al. hanno individuato alcuni criteri diagnostici:
1. L’ossessiva preoccupazione di mangiare cibi ritenuti sani, che può esprimersi con due o più dei seguenti atteggiamenti:
⇒ seguire una dieta disequilibrata dal punto di vista nutrizionistico a causa di proprie convinzioni rispetto alla qualità del cibo;
⇒ timore eccessivo di consumare cibi ritenuti insalubri per gli effetti che potrebbero causare alla propria salute;
⇒ trascorrere un’eccessiva quantità di tempo a leggere ed informarsi sulla composizione del cibo nonché sul loro consumo e preparazione;
⇒ sensi di colpa conseguenti al consumo di alimenti non previsti dal regime dietetico ritenuto salutare;
⇒ intolleranza rispetto ai regimi alimentari diversi dal proprio.

2. La preoccupazione ossessiva rispetto alla qualità del proprio regime alimentare compromette la salute dell’individuo sia in termini di salute fisica (derivante da squilibri nutrizionali) sia in termini si sofferenza o compromissione sociale.

3. Il comportamento non è attribuibile ad un comportamento religioso ortodosso o a preoccupazioni relative a reali esigenze alimentari (a causa di allergie diagnosticate o a condizioni mediche che richiedono una dieta speciale).

Neuropsicologia dell’ortoressia. Koven e Senbonmatsu hanno studiato il profilo neuropsicologico di alcuni individui che manifestavano i sintomi dell’ortoressia.

Da questi studi è emersa una alterazione di alcuni domini cognitivi. In particolare, sono risultate alterate:

  • le capacità di attenzione esterna (ossia, rivolta ad un contenuto percettivo)
  • la memoria di lavoro (che sostiene una serie di compiti cognitivi, per i quali è necessario un uso temporaneo e attivo delle informazioni)
  • la flessibilità cognitiva (legata alla capacità di problem solving, e consiste nella capacità di cambiare focus attentivo e/o obiettivo in seguito a differenti stimoli o condizioni)
  • la scarsa capacità di porre attenzione all’ambiente sociale esterno e all’impatto che le proprie azioni possono avere su di esso. Ciò sembra dovuto ad una maggiore concentrazione sui propri stati somatici e viscerali.

Trattamento. Le caratteristiche cliniche dell’ortoressia richiedono un approccio muldisciplinare del problema, che si occupi sia degli aspetti medici/fisiologici sia di quelli psicopatologici. E‘ importante, quindi che i componenti dell’équipe (medici, psicologici, dietisti, psichiatri) lavorino in sinergia per promuovere il benessere generale del paziente.

Dal punto di vista psicopatologico, gli aspetti relativi alla tendenza al perfezionismo, agli elevati livelli di ansia e all’evidente necessità di esercitare un forte controllo sugli altri e sulle situazioni, necessita di unintervento psicoterapeutico e, in alcuni casi, di una consulenza psichiatrica.

Le persone che presentano una sintomatologia ortoressica sono decisamente orientati sul raggiungimento dei risultati.
Essi attribuiscono ai loro regimi dietetici un profondo significato identitario. Per queste persone, infatti, riuscire a seguire perfettamente il regime alimentare imposto equivale ad un senso di forte controllo sulla propria vita emotiva e, di conseguenza, una solida autostima.

L’intervento psicoterapeutico è incentrato sulla comprensione da parte del paziente delle proprie modalità di emozionarsi per poi ricercare un nuovo modo di fare esperienza.
Dal punto di vista farmacologico sono frequentemente indicati l’utilizzo di antidepressivi in persone in cui l’ideazione ossessiva è fortemente invalidante.

 

Di seguito è riportato un semplice self-test ideato da Bratman per l’ortoressia:

Il Test Bratman per l’ortoressia

  • Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno?
  • Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo?
  • Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più  importante del piacere di mangiare?
  • La qualità della vostra vita è diminuita parallelamente al miglioramento della qualità della vostra alimentazione?
  • Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi?
  • Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima?
  • Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli ‘giusti’?
  • La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici?
  • Vi sentite in colpa quando “sgarrate” dalla vostra dieta?
  • Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione?

Se la risposta è sì a 4 o 5 delle precedenti domande, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. Se la risposta è sì a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione.