IPOCONDRIA quando è il corpo a fare paura

L’Ipocondria è la preoccupazione legata al timore o alla convinzione di avere una grave malattia basata sull’erronea interpretazione di sintomi e funzioni corporee.

Oggi viene definita nel linguaggio psichiatrico come disturbo da sintomi somatici e disturbo da ansia di malattia.
La preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (ad esempio il battito cardiaco) alterazioni fisiche di lieve entità (come un comune raffreddore o un lieve dolore articolare) oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue (affaticamento). L’esperienza del sintomo in queste persone si accompagna alla convinzione di soffrire di una qualche grave malattia con conseguente “ruminazione” sulle malattie.
La paura o la convinzione di essere malati spesso persistono nonostante le rassicurazioni mediche ed è per questo che tale disagio diventa centrale nella vita di queste persone.
Alcuni tipici comportamenti delle persone che soffrono di disturbo da ansia per le malattie sono:

  • controllare spesso se nel corpo sono presenti possibili segni di malattie (ad esempio lividi, dermatiti);
  • sottoporsi a numerose visite mediche specialistiche e alle più svariate indagini diagnostiche;
  • ricercare su internet informazioni sulle malattie che si teme di avere oppure cercare nel web la diagnosi ai sintomi di cui si soffre.
    La disposizione emozionale di questi individui è caratterizzata dall’iper conoscenza degli aspetti viscerali di emozioni basiche (paura, rabbia, tristezza). Ciò che contraddistingue l’ipocondriaco è il suo costante riferimento al corpo per “sentirsi” e relazionarsi col mondo: il proprio benessere e la propria stabilità personale sono dati dal senso di stabilità delle proprie condizioni corporee.
    La persona ipocondriaca è travolta dall’esperienza corporea ed interpreta le attivazioni fisiche come segnale di malattia. Ciò comporta un progressivo restringimento del proprio campo attentivo sul corpo, spingendo ad uno stato di ipervigilanza che amplifica il disturbo.
    Dunque, un’emozione intensa comporta un’alterazione delle funzioni corporee che provoca negli ipocondriaci, a causa della loro ipersensibilità all’alterazione degli stati corporei, un innalzamento dello stato di allerta che tende, a sua volta, a far sperimentare alcune sensazioni corporee come intense e pericolose. Per questo motivo gli ipocondriaci sviluppano una preoccupazione per la loro salute e si convincono di avere una qualche malattia generando, di fatto, un circolo vizioso che amplifica l’intensità dell’esperienza ed aumenta l’attenzione verso i sintomi percepiti.
    Altro aspetto caratteristico del disturbo ipocondriaco è la costante ricerca di cure e di informazioni in merito alle possibili manifestazioni e complicazioni di una specifica malattia ed, anche, l’insoddisfazione rispetto alla diagnosi ed alle terapie proposte che spingono l’ipocondriaco alla ricerca di altre consulenze.

Quando è importante rivolgersi o indirizzare qualcuno da uno specialista della salute mentale?
La gravità del disturbo è legata proprio al senso di incontrollabilità del corpo, i cui disturbi divengono il perno centrale della propria vita quotidiana.
Se una “tendenza ipocondriaca” può essere considerata normale ed essere caratteristica di uno stile di personalità, lo stesso non può dirsi quando il grado di sofferenza è tale da inficiare la qualità della vita quotidiana.
Nei casi in cui l’attenzione si focalizza in maniera preponderante sugli stati corporei, il pensiero è costantemente rivolto alla malattia e, di conseguenza, la qualità della propria vita affettiva e sociale è compromessa, è importante rivolgersi ed affidarsi ad uno specialista.
Consigli per medici e pazienti. Generalmente, le persone che soffrono di ipocondria tendono a rivolgersi a numerosi medici nel tentativo, avendo più pareri clinici, di dissipare ogni dubbio di malattia. In realtà è importante per queste persone scegliere un medico e costruire con lui un rapporto di fiducia.
Di contro, i medici che hanno in cura persone con disturbo ipocondriaco dovrebbero evitare, oltre di eccedere nelle prescrizioni di indagini diagnostiche, anche e soprattutto di negare o sminuire la sintomatologia e la preoccupazione portata dal paziente.
Se, infatti, i sintomi riportati possono essere dal punto di vista strettamente clinico poco significativi e non allarmanti, la sofferenza espressa da queste persone è reale. Il percepire il proprio corpo come malato comporta un grado di angoscia e di inquietudine che non va sottovalutato bensì va accolto ed ascoltato.
Sebbene, proprio a causa del loro “ancoraggio” al corpo, le persone ipocondriache non accettino di buon grado riferimenti ad una possibile “origine psicologica” del proprio malessere, è importante che i medici curanti indirizzino questi pazienti verso una psicoterapia e/o una visita psichiatrica.

Le possibilità di trattamento. Dal punto di vista psicoterapeutico è possibile aiutare il paziente ipocondriaco a comprendere la propria esperienza offrendogli “nuove possibilità di lettura” dei suoi sintomi e delle alterazioni corporee che percepisce per favorire, poi, modalità più funzionali di essere.
A volte, in caso di estremo disagio, può essere necessario affiancare alla psicoterapia un supporto psichiatrico che, attraverso un’adeguata terapia farmacologica, plachi la sintomatologia acuta e permetta al paziente di affrontare la psicoterapia.
E’ sicuramente efficace, in ogni caso, una stretta collaborazione tra le diverse figure curanti che dia al paziente la sensazione di una presa in carico globale ed efficace. Con questa tipologia di pazienti, infatti, l’angoscia ed il dubbio si possono insinuare in ogni “crepa” che viene generata da un piano terapeutico non condiviso comportando, così, la non completa aderenza del paziente alle cure.